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Claudio Nasti per Chantecler: la Digital Transformation nella FINE JEWELRY

Claudio Nasti, IT Manager di Chantecler

Claudio Nasti, IT Manager di Chantecler, noto marchio di Gioielli di lusso, è nato a Capri, studia a Roma ma torna a Capri dove svolge attività di analista programmatore e consulente informatico.

Nella seconda metà degli anni ’90 avvia la sua collaborazione con la Chantecler di cui dirige i sistemi informativi dal 1998. Segue l’azienda nel percorso di crescita e nel trasferimento a Milano. Da sempre cerca di interpretare la gestione dei sistemi con l’approccio “socio-tecnico” tenendo conto sia dei componenti tecnici dei sistemi che di quelli comportamentali. Gestisce una struttura complessa coordinando solo risorse esterne, per questo, in azienda, è definito “il solitario”.

Per un’azienda come Chantecler che ha puntato sull'unicità dell’esperienza di acquisto nel punto vendita, come si concilia l'esigenza tutta nuova dei consumatori della multicanalità?

Chantecler non vende i suoi gioielli direttamente dal sito perché la multicanalità è molto difficile nel mondo del lusso. Noi creiamo un rapporto confidenziale nelle nostre boutique con i nostri clienti. Ricostruiamo questa “fisicità” con i franchisee e con rivenditori multimarca in Italia ed all’estero. Grazie al nostro marketing, che è gestito direttamente dalla proprietà e quindi ha dentro di sé tutto il know-how, la nostra tradizione, il nostro mondo; trasferiamo così il nostro spirito anche alla rete di rivenditori e di franchisee attraverso continui contatti caratterizzati anche da percorsi formativi.

Per il tipo di prodotto che trattiamo, che è un prodotto di nicchia, non abbiamo al momento interesse per queste modalità d’acquisto tipiche del web, però siamo attenti a queste opportunità, nel senso che, sempre grazie alle iniziative del marketing abbiamo una pagina Facebook che vanta un numero di Follower molto elevato, rispetto ad aziende analoghe o anche di dimensioni maggiori. In quella pagina si scatenano delle discussioni, vengono fuori interessi particolari, desideri sugli oggetti, valutazioni. E’ lì che raccogliamo molte segnalazioni. E’ un aspetto della nostra comunicazione che curiamo molto, c’è un personale che lavora costantemente su questo.
Il mondo del lusso lavora molto on-line ed anche il gioiello trova il suo perché. Basti pensare che l’utilizzo di Facebook nasce da una nostra ammiratrice che ha aperto la pagina, successivamente ci ha coinvolto e noi abbiamo colto al volo l’occasione, ovviamente implementando il lavoro con creativi che curano gli aspetti grafici. C’è anche molta interazione, perché quando esce una nuova collezione o quando qualcuno vede una campanella in un negozio dice: “Che bella, ne voglio parlare”, quindi è il cliente stesso a parlarne sulla nostra pagina. Ovviamente non escludiamo di percorrere altre strade, la realtà è che qualsiasi forma di commercio tenterà di acquistare sempre il proprio spazio sul web. Per ora la multicanalità da noi funziona così: Il cliente vede l’oggetto online successivamente si rivolge al rivenditore di zona per l’acquisto oppure vede l’oggetto in una vetrina e cerca di documentarsi in rete.
Come si può capire, attualmente, la nostra multicanalità riguarda più la comunicazione che i classici canali di acquisto, anche se siamo molto attenti perché chi guida l’azienda è sensibile a questo tema e sarebbe assurdo tirarsi fuori dal mondo “dell’online”.

“Nulla nasce per caso, ma qualcosa a caso viene fuori”

Crediamo ancora nell’oggetto indossato, ma soprattutto nel rapporto con il cliente, perché quando si fanno prodotti di nicchia, devi dare al consumatore del quid che per noi si concretizza anche nel rapporto umano. Abbiamo un animo solare come azienda.

Quali sono le sfide che dovrà affrontare il mondo del luxury jewelry e cosa significa per questo mercato “Digital Transformation”?

Per testimoniare la sensibilità dell’azienda per il mondo dell’informatica, basti pensare che, prima di collaborare con quest’azienda, ho cominciato come sviluppatore per una società di software il cui titolare era l’attuale presidente del consiglio di Amministrazione. Il marchio Chantecler, invece, nasce nel 1947 con Salvator Capuano, gioielliere napoletano, e con Salvatore Aprea, caprese Doc, e padre dei tre fratelli Gabriele, Costanza e Maria Elena, che attualmente gestiscono l’azienda insieme all’A.D. Daniele Api, e svolgono un ruolo cruciale anche per la creatività e la comunicazione.

Alla fine degli anni ottanta abbiamo iniziato con l’utilizzo dei quaderni Olivetti, e cercavamo di introdurre delle attività, quello che oggi si chiamano CRM. Questo per testimoniare che siamo pienamente coinvolti in quello che si abbrevia con Industria 4.0.

Noi non abbiamo produzione interna, non ci riguarda l’automazione dei processi di produzione dal momento che il nostro è un mondo dove conta di più la manualità e l’artigianalità. Una fabbrica di gioielli è organizzata come una serie di banchetti in fila, dove c’è l’orefice per ogni fase, dunque è tutto artigianale, anche per gli oggetti in argento che hanno grosse rotazioni, tutti sono rifiniti a mano. La nostra, “Digital Transformation”, iniziata negli anni ’90, è tutta focalizzata verso l’automazione dei processi documentali a supporto delle attività operative. In particolare siamo attenti alla parte Finance, al marketing ed all’analisi dei dati. Grazie all’apporto del digitale riusciamo a programmare la produzione presso i laboratori, l’integrazione del prodotto con i materiali accessori e, cosa fondamentale, ad essere efficienti nelle consegne. La nostra Business Intelligence ci consente di anticipare gli scostamenti dal budget e di controllare le minime oscillazioni di tendenza. Informazioni che opportunamente lette da chi regge la barra del timone ci fanno navigare in acque sicure (la citazione marinaresca, da buon caprese è opportuna).
Come si vede crediamo all’apporto positivo e proattivo del digitale, cerchiamo sempre nuovi spunti per migliorare il nostro mix produttivo.

Qual è il ruolo dell’IT nella vostra azienda in questa fase di profondo cambiamento e quali sono i progetti in atto e quelli nel cassetto?

Quello che noi vorremmo fare è riuscire a dare un’anima al prodotto, lavorando sul rapporto con il cliente. L’automazione a cui vorremmo dar vita consiste nella realizzazione di un ecosistema digitale che, in stretta collaborazione col marketing, costruisca una comunicazione costante del prodotto con il cliente. L’oggetto resta tale, ma l’anima, sfruttando la possibilità digitale, crea una maggiore fidelizzazione. L’idea è quella di realizzare una forma di proposizione anche verso i rivenditori legata ad una presentazione di cataloghi particolari con oggetti tridimensionali e animati per dare “il senso dell’indossato”.
Si tratta di un progetto in fieri che dovrebbe avere un notevole impatto in azienda. L’idea è ancora in fase embrionale anche se io personalmente lo ritengo in linea con il nostro intento di stringere sempre di più il rapporto con il cliente.
Siamo tutti consapevoli di produrre bellissimi gioielli, i nostri oggetti nascono dalla tecnologia e da buone idee creative, da una tradizione storica e culturale che è quella dell’isola di Capri ma, fondamentale è che incontrino il gusto del nostro pubblico.
La campanella, nostro oggetto icona, rappresenta tutta la tradizione Caprese e io ritengo che per la composizione del tessuto produttivo italiano (a fronte di paesi con manodopera a costo bassissimo con i quali è impossibile entrare in concorrenza) lo spirito della digital transformation, quella italiana intendo, sia proprio fare in modo che convivano tradizione e innovazione. Troviamo nella condivisione della nostra visione del bello con i clienti la chiave di lettura più moderna per rappresentare questa realtà che mette al primo posto la condivisione. Per noi il coinvolgimento del cliente resta la cosa più importante. Una testimonianza importante del nostro impegno in questo senso è il successo della nostra pagina Facebook, a gestirlo sono delle colleghe veramente brave.