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Le integrazioni SAP: quando un software modulare è in grado di gestire risorse e pianificare le attività aziendali

Sempre più numerose le aziende che si convertono a SAP (Systems, Applications and Products in data processing) e all’implementazione di nuove policy per la corretta adozione dei suoi modelli

Sempre più numerose le aziende che si convertono a SAP (Systems, Applications and Products in data processing) e all’implementazione di nuove policy per la corretta adozione dei suoi modelli

Ogni giorno i dirigenti d’azienda devono prendere numerose decisioni e la velocità con la quale tali decisioni sono compiute è importante, quindi si tende a prendere scorciatoie, facendo affidamento su regole empiriche per colmare le lacune nei nostri dati.

In questo scenario, le aziende, per un costante allineamento con le evoluzioni del business, hanno bisogno di soluzioni affidabili, veloci e complete.

Dall’introduzione di SAP dal 1927 in Germania è ormai diventato un punto di forza per l’affidabilità, la completezza, l’adattabilità, la velocità e l’analisi dei dati, sia per le aziende più piccole che per le medie imprese.

SAP nasce come software modulare informativo aziendale creato per ottimizzare la gestione di tutti i processi dell’azienda meglio conosciuto con l’acronimo E.R.P. (Enterprice Resource Planning).

SAP è utilizzato principalmente da grandi aziende e multinazionali come Deloitte, KPMG, Eni, Bulgari e tante altre grandi realtà, ma è ormai diffuso anche nelle S.r.l. e nelle S.p.A. per ottimizzare sistemi, applicazioni e prodotti nell’elaborazione dei dati.

I sistemi SAP sono organizzati in moduli, ovvero in macro-ambiti disgiunti ma che allo stesso tempo sono integrati fra loro al 100%, infatti a seconda del tipo di lavoro svolto viene richiesto di saper utilizzare uno specifico modulo essendo complicato per una singola persona essere a conoscenza di tutte le funzionalità.

Quando si parla di moduli SAP si intendono quei macro-ambiti disgiunti, I moduli SAP sono circa 15, tra i più conosciuti:

  • Finance (FI) per Finanza e Contabilità;
  • Controlling (CO) per il Controllo di Gestione;
  • Material Managment (MM) per la gestione dei materiali/acquisti);
  • Customer Service (CS) per l’assistenza Clienti;
  • Sales Destribution (SD) per la gestione delle vendite;
  • Production Planning (PP) per la Pianificazione della Produzione;
  • Project System (PS) per la gestione Commesse;
  • Qualty Mangement (QM) per la gestione della Qualità e tanti altri;
  • Human Resources (HR) per la gestione delle Risorse Umane.

SAP è quindi necessario per l’utilizzo e apprendimento a seconda del profilo, esperienza e settore, ma soprattutto è in grado di garantire una personalizzazione del software adattandosi alle diverse tipologie di aziende sia S.r.l. che S.p.A.

Tra l’altro, soprattutto le pmi possono trovare conveniente il nuovo modello di business su cui Sap sta puntando ovvero la fornitura del software in cloud, cioè non più come un pacchetto da comprare e installare nei computer aziendali, ma come servizio distribuito via Internet. Che rappresenta la nuova frontiera del computing: il business network, ovvero la gestione delle transazioni fra diverse imprese.

SAP e Google Cloud Platform

E proprio in questa direzione guarda l’ultima partnership annunciata da SAP e Google Cloud che contempla la possibilità di certificare le applicazioni SAP su Google Cloud Platform. Tale integrazione permette di eseguire le applicazioni aziendali mission-critical sfruttando l’infrastruttura globale di Google altamente scalabile e sicura. Lavorando con SAP, Google sta certificando una vasta gamma di configurazioni aziendali per la suite di prodotti SAP.

SAP e Google Cloud Platform

L’utilizzo di google cloud platform per i sistemi SAP influisce su diversi ambiti del business aziendale, infatti GCP offre una maggiore sicurezza per le soluzioni SAP.

Il costo del servizio è legato al consumo, non sono previsti costi iniziali o impegni sull'utilizzo dell'infrastruttura di calcolo, archiviazione o rete.

GCP offre delle macchine virtuali ed una crescente scalabilità per eseguire le soluzioni SAP. La rete globale di data center di Google è in grado di fornire lo spazio di cui hai bisogno per crescere. Inoltre, Google Cloud Platform supporta la tecnologia Live Migration per un'alta disponibilità e frequenti aggiornamenti hardware.

GCP offre una serie di opzioni per la migrazione di dati fisici e macchine virtuali. Può contare su un esteso ecosistema di partner in grado di soddisfare molte delle esigenze che possono nascere quando si decide di sviluppare l'ambiente SAP su Google Cloud.


L’Intelligenza artificiale nel mercato del lavoro genera più o meno posti di lavoro?

La rivoluzione tecnologica dell’AI ha cambiato radicalmente il mercato del lavoro, tanto da suscitare entusiasmo sia per le nuove che per le vecchie professioni

La rivoluzione tecnologica dell’AI ha cambiato radicalmente il mercato del lavoro, tanto da suscitare entusiasmo sia per le nuove che per le vecchie professioni

Determinante è l’evoluzione nel mercato del lavoro alla quale stiamo assistendo. Gli sviluppi portati dall’Intelligenza artificiale sono sia nell’applicazione tecnologica per migliorare le capacità umane, sia nell’individuazione di competenze necessarie per la trasformazione del lavoro.

Basti pensare che oggi il lavoratore adempie alle proprie mansioni in maniera meno laboriosa; ne è un esempio il tradizionale lavoro d’ufficio, il quale senza l’uso del computer non potrebbe oggi essere svolto, come d’altronde la maggior parte degli impieghi.

Secondo uno studio di Accenture Strategy, grazie all’AI l’occupazione è destinata a far crescere i ricavi delle imprese del 38% entro il 2020 solo se disposte ad investire in una maggiore collaborazione uomo-macchina.

Questa certezza viene confermata anche dalle rilevazioni Istat il quale attesta circa 117.650 nuovi posti di lavoro con competenze nell’ambito dell’innovazione tecnologica verificatesi tra luglio e settembre 2017.

Ad affermarlo è l’impegno da parte di enti ed aziende nella formazione di interi settori e professioni fino ad ora mai esistiti, come quello del caring o del settore informatico sempre più tendente allo sviluppo.

Basti pensare che grazie alla tecnologia l’utilizzo di robot non sta uccidendo posti di lavoro, al contrario, li aiuta ad assumere più lavoratori, in modo da agevolare in parte la manodopera.

Lo stesso vale nel settore farmaceutico e medico che grazie alla ricerca e al supporto delle nuove tecnologie consentono di scambiare informazioni tra i pazienti ed il personale medico che in tempo reale riceve informazioni sul loro stato di salute.

“l’AI crea macchine per ottenere risultati comparabili o migliori di quelli ottenuti dall’uomo in attività considerate tipiche dell’intelligenza”

Nicoletta Salvatori (Docente di Editing e Scritture Editoriali ad Informatica Umanistica all’Università di Pisa)

Parlare-di-intelligenza-artificiale-significa-parlare-di-algoritmi

Parlare di intelligenza artificiale significa parlare di algoritmi, ed è dalla loro complessità che deriva una intelligenza evoluta. Di fatto la finalità è quella di impiegare l’innovazione nelle auto, nei trasporti, nell’industria, nei servizi, ma pure negli eserciti, per creare strumenti di difesa sempre più efficaci.

Creare circuiti sempre più complessi in grado di dare vita a un vero e proprio cervello artificiale, questo è il più grande degli obiettivi di questo ventunesimo secolo, riuscire a riprodurre il funzionamento uomo-macchina in modo da superare quelle che prima erano solo teorie sull’intelligenza artificiale.

Il mercato del lavoro è ormai orientato verso una realtà tecnologica al servizio dei cittadini e dei lavoratori. Di fatto si sta assistendo alla nascita di una grande quantità di nuove figure professionali grazie alla tecnologia e all’intelligenza artificiale.

Il motivo per cui le imprese hanno deciso di adottare l’Intelligenza Artificiale è sicuramente per ottenere benefici ai fini di un maggiore potenziamento dell’operatività, soddisfazione del cliente, facilitazione dell’engagement dei clienti, ma anche di migliorare le idee di business.

Ma sa da un lato l’innovazione e l’improvviso inserimento dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni suscita entusiasmo per le nuove professioni e possibilità di carriera, dall’altro desta anche paure e timori per quelle professioni già esistenti considerate talvolta a rischio di reperibilità dove milioni di lavoratori in tutto il mondo dovrebbero essere in grado inventarsi un nuovo ruolo e una nuova funzione.

C’è chi come lo scienziato inglese Stephen Hawking pensa che appoggiare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possa determinare la fine della razza umana. Di certo, con la nascita di macchine sempre più intelligenti l’umanità sarà messa di fronte a nuovi problemi etici. Si parla infatti di lavori "sostituibili", parzialmente o interamente. I posti di lavoro e le figure che ancora oggi esistono, di fatto saranno obsolete fra non più di 10 anni. I timori per un futuro che non conosciamo e che solo in parte possiamo immaginare sono per certi versi anche legittimi.

E’ anche vero che la ripresa potrebbe essere favorevole solamente per determinate tipologie di impieghi. Questo perché chi deve preoccuparsi realmente è chi lavora in settori a bassa professionalità essendo i più colpiti.

Mentre ancora in salvo sono quelle figure nei settori della ristorazione e alberghiero, seguiti dalla manifattura, dai trasporti, dall'agricoltura e dal commercio al dettaglio. Diversamente rientrano nella categoria dei lavori meno sostituibili, quindi maggiormente al riparo, i servizi di educazione, i manager, le libere professioni, il settore dell'informazione e gli assistenti sociali.

Considerate le due scuole di pensiero sul futuro del mercato del lavoro, alla domanda se l’AI sta generando posti di lavoro o meno rispondono alcune aziende intervistate riportando risultati più che mai confortanti:

Impatto AI

“Se infatti è stato spesso detto che la crescente automazione e la digitalizzazione dei processi produttivi avrebbero portato alla perdita di posti di lavoro nelle professioni routinarie e non qualificate, i dati relativi all’ultimo decennio sembrano anzi confermare il contrario”

Carola Adami (CEO di Adami&Associati, società specializzata nella ricerca e selezione di personale qualificato, in tutta Italia e all'estero).

Non a caso tra Australia e Germania, l’Italia si posiziona al 3° posto con un 44% delle imprese che mirano a progetti sull’Intelligenza Artificiale e con un 88% di corsi di formazione ed aggiornamenti da destinare ai dipendenti.

Pertanto la paura che emerge è quella di sentirsi improvvisamente infruttuosi nella società moderna, perché tra uomo e macchina chi l’avrebbe vinta sarebbe la seconda non essendo soggetta ai suoi stessi limiti fisici e psicologici, ma l’Italia è intenzionata a rincorrere l’innovazione e i benefici che ne derivano.

«Emerge dunque, che da una parte l’automazione non sembra aver scalfito l’occupazione non qualificata, mentre dall’altra tutti quanti sono concordi nell’affermare che la rivoluzione digitale richiede in ogni caso un sempre maggiore sviluppo di competenze»

Carola Adami


Le donne nel settore dell’ICT: realmente sminuite oppure no?

Solo un esperto di informatica su 5 è donna. La strada verso la parità è ancora lunga e attrarre più donne verso il digitale è un obiettivo sempre più aspirato.

Solo un esperto di informatica su 5 è donna. La strada verso la parità è ancora lunga e attrarre più donne verso il digitale è un obiettivo sempre più aspirato.

Dal 2010 secondo il CEPIS 70.000 posti di lavoro all’anno nel settore informatico resteranno scoperti. Le donne che scelgono le discipline della Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, sono poche rispetto agli uomini e il loro ingresso nel mondo del lavoro rappresenta una grande opportunità, dato dimostrato dal deficit di professionisti IT di grandi dimensioni per i prossimi decenni.

Nonostante gli storici della tecnologia abbiano completamente ignorato il ruolo delle donne, molte figure femminili sono state riscoperte ed è stato riconosciuto loro il valore del loro contributo. Non tutti sono a conoscenza che il primo programma della storia è stato scritto da una donna, Ada Lovelace. Oggi è considerata il simbolo di tutte le donne che dedicano la loro vita alla scienza e alla ricerca, ma che a lungo il suo contributo venne ignorato e sottovalutato. 

Il numero di figure femminili che sceglie di proseguire gli studi nel settore tecnologico è sempre più in crescita. La competitività dell'Europa dipende dalla capacità di attrarre e trattenere lavoratori specializzati, specialmente nel settore ICT, ma solo un esperto di informatica su 5 è donna

L'Europa ha bisogno di più "cyberellas", donne dotate delle competenze digitali del futuro, essenziali per assicurare un ruolo importante nel settore ICT di domani. Anche in Italia si è confermata la sostanziale parità di conoscenze e l’attitudine verso l'ICT fra donne e uomini.
Il 76% delle ragazze dichiara di essere "interessate o molto interessate all'ICT". Purtroppo però di queste, quattro su cinque si orientano verso scelte universitarie e professionali differenti, nonostante l'interesse per la materia.

Da un sondaggio svolto dal Los Angeles Times su un campione di donne americane impiegate nell’IT emerge quanto le donne si affaccino al mondo dell’informatica piene di entusiasmo, ma si scontrino con l’atteggiamento indisposto e lascivo dei loro pari. 
Molte di loro si laureano nelle più prestigiose università, nei primi anni delle loro carriere rimangono felici e ambiziose, registrando ottimi risultati sul posto lavoro, ma con il passare del tempo la metà delle donne afferma di essere stata trattata con atteggiamento ostile o umiliante ed incoraggiante a spostare il loro focus su mansioni di supporto, decisamente meno prestigiose, con meno possibilità di carriera e ovviamente con una retribuzione più bassa. 

Il ruolo delle donne nel settore ICT

Lo schema delle molestie e discriminazioni sul lavoro è purtroppo risaputo e si replica immutato nella culla dell’innovazione. Oltre ai casi di molestie, la ricerca “Elephant in the Valley” racconta di un ambiente che penalizza il mondo delle donne, emarginate dalle decisioni più importanti e con scarse prospettive di promozione. 


La cultura della Silicon Valley è di fare fatturato il più in fretta possibile e il sessismo nuoce alle donne e agli affari. Molte delle donne che raggiungono i vertici hanno una strada più difficile, nel settore dei media e delle nuove tecnologie. Alle donne, non accade solo in Silicon Valley di ricevere commenti inappropriati ed imbarazzanti, sono discriminate anche in Italia dove c’è una cultura maschilista come concezione radicata nel sistema. 


Mai come oggi emerge la necessità di affrontare il problema, anche se è complicato. Bisogna diffondere la cultura dei valori femministi come sta accadendo in America, anche se la strada verso la parità è ancora lunga e difficile.


Secondo uno studio realizzato dalla Commissione Europea, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l'anno se avessimo una percentuale femminile nel comparto digitale pari a quella maschile. Le aziende con più donne ai posti di comando sono più redditizie del 35% e assicurano utili incrementati rispetto ad altre imprese dello stesso tipo. 


Basti pensare che le addette del settore digitale guadagnano quasi il 9% rispetto alle colleghe in altri comparti economici, possono organizzare l'orario di lavoro in modo molto più flessibile e sono meno esposte al rischio di disoccupazione. 
Bisogna abbattere le principali barriere che impediscono alle donne di essere le vere protagoniste del digitale, occorre abbandonare gli stereotipi, dando visibilità alle donne che lavorano attivamente nel mondo digitale.


La privacy dei dati personali nelle aziende: arrivano le regole del GDPR

Cosa serve sapere sul General Data Protection Regulation, e chi sono i destinatari che possono beneficiarne

Cosa serve sapere sul General Data Protection Regulation, e chi sono i destinatari che possono beneficiarne

Recenti statistiche hanno dimostrato che più della metà dei dati aziendali riservati come dettagli dei conti bancari, indirizzi e-mail o indirizzi IP accumulati in anni e mesi, vengono archiviai su desktop, sui computer portatili e sulle unità USB rimovibili degli utenti.

Considerata la loro valenza, dal 25 maggio 2018 tutte quelle imprese o enti pubblici appartenenti al territorio dell’Unione Europea, che offrono servizi o prodotti a persone, anche in via temporanea, saranno obbligati ad assumersi più responsabilità sui dati raccolti degli utenti.

Perchè obbligate? Perchè la frequenza di pulgazione e perdita di dati personali, da parte della stampa o dagli stessi criminali informatici, sta letteralmente prendendo il sopravvento, mettendo a rischio il rapporto di fiducia tra azienda e clienti.

Con il Regolamento Ue n. 2016/679 (GDPR), che sostituisce la direttiva sulla protezione dei dati del 1995, applicabile in tutti gli Stati Membri, si assisterà alla estensione di nuove leggi sulla protezione e sui diritti dei dati personali per tutti i cittadini. Tutte le aziende quindi, dovranno assumersi la responsabilità del controllo e sicurezza dei dati, in passato non osservato.

Il General Data Protection Regulation ha l’obiettivo di rafforzare tutti i diritti sui dati personali già esistenti come il diritto di ritirare il consenso o il diritto di un accesso più agevole ai propri dati oppure il diritto di sapere se i propri dati sono stati compromessi da un attacco informatico.

General Data Protection Regulation

Il Regolamento GDPR non deve essere sottovalutato, infatti la mancata adempienza alle regole predisposte prevede pesanti sanzioni legali.

Se un'azienda entro 72 ore, non segnala una violazione dei dati personali, è obbligata a pagare una sanzione; la sanzione può raggiungere il 4% del volume d'affari annuale o una  somma pari a 20 milioni di euro.

GDPR: Le Tre “regole” per essere in “regola”

In Italia, buona parte delle aziende, ma anche tante Pubbliche amministrazioni non sono ancora pronta ad allinearsi ai provvedimenti dell’UE in materia di protezione dei dati nonostante le severe sanzioni previste.

Pertanto è bene che l’azienda o ente sia a conoscenza delle regole attuative in modo da non essere colti impreparati:

1. Introdurre regole più chiare su informativa e consenso:

Raccogliere e proteggere i dati personali nel modo corretto, ottenendo il consenso esplicito degli utenti. Il consenso deve essere comunicato in modo chiaro e devono essere esplicitate le finalità per cui si raccolgono i dati. Inoltre è opportuno offrire la possibilità di effettuare modifiche o eliminazioni dei propri dati.

2. Definire i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali: 

Identificare la persona responsabile della protezione dei dati personali, come figura indipendente, obbligatoria per chi tratta dati personali in modo continuativo, avente come compito quello di verificare l'attuazione e l'applicazione del regolamento GDPR.

3. Fissare norme rigorose per i casi di violazione dei dati: 

Notificare in caso di violazione delle norme, entro le 72 ore, che sono il tempo massimo per segnalare all’Autorità Nazionale dei dati la possibile violazione. 

 

Il regolamento GDPR, missione per i Big: Google, Microsoft, Amazon Web Services

Essendo di particolare rilevanza la privacy dei dati personali in un epoca sempre più proiettata nel digitale, la missione dei Big è senz’altro quella di tutelare se stessi, ma soprattutto l’immenso bacino dei propri clienti.

Google Cloud gestisce una delle più grandi reti di data center, monitorati 24 ore su 24, distribuiti in tutto il mondo. Google Cloud adotta controlli e pratiche per proteggere la sicurezza delle informazioni dei propri clienti così che in caso di incidenti sulla sicurezza vengono analizzati i dati e le registrazioni relative agli accessi. 

 Data la sua rilevante funzione, Google ha annunciato che i suoi servizi cloud saranno conformi alle nuove norme in materia di protezione dei dati dell’UE entro il 25 maggio 2018. 

“Google si è impegnata nel rendere conformi i servizi G Suite e Google Cloud Platform (GCP) al GDPR quando entrerà in vigore”, Google.

 

A sua volta anche Microsoft e Amazon Services Web si sono impegnate pubblicamente alla nuova normativa per il trattamento dei dati in grado di consentire ai clienti di conformarsi ai requisiti del GDPR eventualmente applicabili alle loro attività.  


Come implementare le best practice ITIL nei processi aziendali

Service Operation, Service Design e Service Transition: le 3 fasi principali dell' Information Technology Infrastructure Library

Service Operation, Service Design e Service Transition: le 3 fasi principali dell' Information Technology Infrastructure Library

I moderni Service Desk cercano di capire e automatizzare il collegamento tra i processi, le persone e le conoscenze. Per ottenere maggiori vantaggi competitivi, i vecchi modelli di service desk sono stati sostituiti con le best practice ITIL (IT Infrastructure Library), un sistema di offerta più olistico e flessibile in modo da fornire servizi di assistenza ai dipendenti per semplificare la gestione dei servizi IT all’interno dei processi aziendali. 

L’implementazione ITIL nei processi aziendali è un’operazione finalizzata a razionalizzare e ottimizzare una strategia, pensata e ragionata in funzione degli obiettivi aziendali.
Il ciclo di vita dei servizi di ITIL segue 3 fasi, prima di queste, complesso è la Service Strategy al fine di inpiduare i clienti dell’IT, dei servizi che rispondono alle loro necessità e le risorse e competenze necessarie.

Service strategy

- Service IT Operation – è la prima fase ed unica fase del ciclo di vita del servizio ITIL che rispetto alle altre fasi contiene la descrizioni dei processi di tutte le attività finalizzate alla vita giornaliera dell’IT. La finalità è di gestire possibili incidenti, eccezioni, eventuali problematiche di varia natura, necessarie alla gestione dei servizi e dell’infrastruttura IT. Questa fase Include i processi di IT Operations Control e di Facilities Management.

- Service IT Design – è quella fase di progettazione destinata alla creazione di una nuova architettura, di nuovi processi aziendali, delle strategie e documentazione per garantire che gli obiettivi di business decisi siano pienamente soddisfatti. I requisiti del servizio hanno come obiettivo quello di ottenere un Service Design Package (SDP) per la fase di Service Transition.

- Service IT Transition – è la fase successiva al Service IT Design con la finalità di far transitare il nuovo servizio IT in produzione. Il servizio si occupa principalmente del corretto coordinamento dei processi, dei concetti, delle attività, nel gestire i rischi che questo comporta e a testare le dovute modifiche del servizio da apportare.

Spesso gli IT manager trovano difficoltà a trasferire alla direzione il valore di un processo ben strutturato, ma riuscire a valorizzare l’IT come un vero e proprio business partner rappresenta un primo passo verso il vantaggio competitivo all’interno dei processi aziendali. 

In sostanza, con la maggiore agilità e automazione necessarie per supportare la rapida evoluzione, ITIL ha favorito la crescita di una nuova generazione di tecnici di service desk


Lavoro: le professioni più richieste nel settore ICT

Tra i profili più ricercati dall’Analista di Business al tecnico di Help Desk passando per i Professionisti Big Data e It Security

Tra i profili più ricercati dall’Analista di Business al tecnico di Help Desk passando per i Professionisti Big Data e It Security

Il futuro del mondo del lavoro è nell'Information and Communication Technology e la prevalenza della richiesta nel settore ICT viene confermato dal numero di offerte che, tra gennaio e giugno del 2017 sono cresciute del 21,1% rispetto all’anno 2016.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Infojobs le aziende del settore ICT cercano continuamente professionisti della categoria Informatica e Telecomunicazioni. Analizzando le statistiche a distanza di solo un anno nel settore ICT emerge che tra i professionisti impiegati dell’ICT il 47% di essi è nella fascia di età tra i 26 e 35 anni.

Tra le professioni più ricercate nel settore ICT:

- L’Analista di Business Intelligence: Le imprese per tale figura in genere cercano candidati aventi una laurea in informatica, in sistemi informativi o in ingegneria. La professione in questione prevede esperienza nella tecnologia dei database, nell’analisi e negli strumenti di reporting. Il ruolo ha per oggetto mettere a disposizione dei clienti soluzioni logiche o tecniche per organizzare, categorizzare, rielaborare le informazioni di un’azienda, facendo sì che queste possano dare indicazione sull’andamento del business e sulle decisioni da prendere per migliorarlo.

Si tratta di un ruolo sempre più importante in quanto il business ha bisogno di fare affidamento sulla raccolta e sul senso dei dati. Di fatto la necessità di un’Analista di Business Intelligence aiuta a comprendere e comunicare modelli di dati dal punto di vista aziendale.

- Lo Sviluppatore di database: Questa figura dimostra capacità analitiche e di risoluzione dei problemi, esperienza di database con i programmi aziendali come Microsoft SQL Server, Oracle o IBM DB2, certificazioni come Microsoft certified database administrator o Oracle database administrator certified professional.

- Il Tecnico di Help Desk: E’ una professione importante per le aziende nella gestione efficiente di un business. Come prima linea di difesa per il servizio clienti e la risoluzione dei problemi, i lavoratori dell'help desk nel settore ICT hanno bisogno di avere le giuste competenze tecniche a seconda del livello di supporto in cui operano.

Il primo livello identifica una posizione di entry level. Queste figure anche con una conoscenza minima del settore, inferiore a un anno, con solo il diploma o un corso di studi presso una scuola specializzante nella materia, è in grado di valutare il tipo di guasto lavorando a stretto contatto con l’utente finale tramite il sistema di trouble ticketing per la gestione dei ticket.

Principalmente è Agente di I livello veste i panni di “primo soccorso” telefonico per la risoluzione del problema. In caso di esito negativo, dovrà dirottare la richiesta al tecnico di secondo livello. Il secondo livello subentra su attivazione da parte del primo e risolve questioni di carattere tecnico, quindi più complesse. 

Il II livello richiede dai due ai quattro anni di esperienza con certificazioni professionali specifiche. persamente tra le professioni ICT il terzo livello prevede il possesso di conoscenze approfondite su uno specifico argomento. In questo caso, il professionista ha competenze ancora più specifiche e non lavora a stretto contatto con l’utente finale.

Professionisti Big Data e It Security sempre più richiesti, dato confermato dall’Osservatorio di Antal Italy

Professioni più richieste settore ICT

- Professionisti dei Big Data: Si tratta di figure che richiedono grandi capacità di analisi dei dati nei processi aziendali, dalle produzioni al magazzino fino ai gusti per l’ottimizzazione ed efficientamento dei costi, del rischi e dei profitti. I report dell’Osservatorio di Antal Italy hanno dimostrato una crescita delle richieste di tali professioni del 26% nel 2016, dati destinati a crescere nei prossimi due anni. 

- Professionisti dell’It Security: La figura dell’It Security richiede di saper rilevare, prevenire e risolvere le minacce alla sicurezza di reti di computer e di archivi di dati. L’esperto essere in grado di effettuare verifiche periodiche dello stato di sicurezza dei sistemi e preparare relazioni tecniche e documentazione per il miglioramento e gestione dei sistemi ICT.

Nel 2016 sempre grazie all’Osservatorio di Antal Italy, crescenti investimenti si sono verificati nell’ambito della Sicurezza informatica, pari al +34%, incremento destinato a raddoppiarsi vista l’esigenza.