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Le donne nel settore dell’ICT: realmente sminuite oppure no?

Solo un esperto di informatica su 5 è donna. La strada verso la parità è ancora lunga e attrarre più donne verso il digitale è un obiettivo sempre più aspirato.

Solo un esperto di informatica su 5 è donna. La strada verso la parità è ancora lunga e attrarre più donne verso il digitale è un obiettivo sempre più aspirato.

Dal 2010 secondo il CEPIS 70.000 posti di lavoro all’anno nel settore informatico resteranno scoperti. Le donne che scelgono le discipline della Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, sono poche rispetto agli uomini e il loro ingresso nel mondo del lavoro rappresenta una grande opportunità, dato dimostrato dal deficit di professionisti IT di grandi dimensioni per i prossimi decenni.

Nonostante gli storici della tecnologia abbiano completamente ignorato il ruolo delle donne, molte figure femminili sono state riscoperte ed è stato riconosciuto loro il valore del loro contributo. Non tutti sono a conoscenza che il primo programma della storia è stato scritto da una donna, Ada Lovelace. Oggi è considerata il simbolo di tutte le donne che dedicano la loro vita alla scienza e alla ricerca, ma che a lungo il suo contributo venne ignorato e sottovalutato. 

Il numero di figure femminili che sceglie di proseguire gli studi nel settore tecnologico è sempre più in crescita. La competitività dell'Europa dipende dalla capacità di attrarre e trattenere lavoratori specializzati, specialmente nel settore ICT, ma solo un esperto di informatica su 5 è donna

L'Europa ha bisogno di più "cyberellas", donne dotate delle competenze digitali del futuro, essenziali per assicurare un ruolo importante nel settore ICT di domani. Anche in Italia si è confermata la sostanziale parità di conoscenze e l’attitudine verso l'ICT fra donne e uomini.
Il 76% delle ragazze dichiara di essere "interessate o molto interessate all'ICT". Purtroppo però di queste, quattro su cinque si orientano verso scelte universitarie e professionali differenti, nonostante l'interesse per la materia.

Da un sondaggio svolto dal Los Angeles Times su un campione di donne americane impiegate nell’IT emerge quanto le donne si affaccino al mondo dell’informatica piene di entusiasmo, ma si scontrino con l’atteggiamento indisposto e lascivo dei loro pari. 
Molte di loro si laureano nelle più prestigiose università, nei primi anni delle loro carriere rimangono felici e ambiziose, registrando ottimi risultati sul posto lavoro, ma con il passare del tempo la metà delle donne afferma di essere stata trattata con atteggiamento ostile o umiliante ed incoraggiante a spostare il loro focus su mansioni di supporto, decisamente meno prestigiose, con meno possibilità di carriera e ovviamente con una retribuzione più bassa. 

Il ruolo delle donne nel settore ICT

Lo schema delle molestie e discriminazioni sul lavoro è purtroppo risaputo e si replica immutato nella culla dell’innovazione. Oltre ai casi di molestie, la ricerca “Elephant in the Valley” racconta di un ambiente che penalizza il mondo delle donne, emarginate dalle decisioni più importanti e con scarse prospettive di promozione. 


La cultura della Silicon Valley è di fare fatturato il più in fretta possibile e il sessismo nuoce alle donne e agli affari. Molte delle donne che raggiungono i vertici hanno una strada più difficile, nel settore dei media e delle nuove tecnologie. Alle donne, non accade solo in Silicon Valley di ricevere commenti inappropriati ed imbarazzanti, sono discriminate anche in Italia dove c’è una cultura maschilista come concezione radicata nel sistema. 


Mai come oggi emerge la necessità di affrontare il problema, anche se è complicato. Bisogna diffondere la cultura dei valori femministi come sta accadendo in America, anche se la strada verso la parità è ancora lunga e difficile.


Secondo uno studio realizzato dalla Commissione Europea, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di euro l'anno se avessimo una percentuale femminile nel comparto digitale pari a quella maschile. Le aziende con più donne ai posti di comando sono più redditizie del 35% e assicurano utili incrementati rispetto ad altre imprese dello stesso tipo. 


Basti pensare che le addette del settore digitale guadagnano quasi il 9% rispetto alle colleghe in altri comparti economici, possono organizzare l'orario di lavoro in modo molto più flessibile e sono meno esposte al rischio di disoccupazione. 
Bisogna abbattere le principali barriere che impediscono alle donne di essere le vere protagoniste del digitale, occorre abbandonare gli stereotipi, dando visibilità alle donne che lavorano attivamente nel mondo digitale.